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Tremonti: il Paese tiene. Ora altri 8 miliardi per gli ammortizzatori

2009-01-18

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2009-01-18

crisi e ricette

Tremonti: il Paese tiene. Ora altri

8 miliardi per gli ammortizzatori

"Bene Obama e la scelta di continuità con Bush"

ROMA — La prima cosa che viene in mente a Giulio Tremonti pensando all'insediamento di Barak Obama alla Casa Bianca, è che il futuro presidente giurerà domani sulla Bibbia di Abramo Lincoln. Formalità che potrebbe apparire insignificante.

Se non fosse che per il ministro dell'Economia ha un particolarissimo significato. "Prima le citerò Lincoln, poi un passo della Bibbia. Un giorno Lincoln disse: "Ho due grandi nemici, l'esercito del Sud davanti a me e le società finanziarie dietro di me. Dei due nemici, il secondo è il peggiore" ".

Potrebbe averlo detto Karl Marx.

"Non per caso Marx scrisse a Lincoln identificando nella bandiera a stelle e strisce un simbolo di speranza per i lavoratori".

La citazione della Bibbia?

"È nel Levitico, il passo sul sabbatico, sulla separazione fra il bene e il male".

E Obama che c'entra?

"La missione di Obama si pone nella dialettica fra la paura e speranza, tra crisi catastrofica, in atto o in potenza, e uscita salvifica. Certa la prima, ancora incerta la seconda. Si pone tra continuità su di una linea di intervento già sviluppato nel biennio 2007-2008 e rottura di continuità. Nel 2007-2008 è stato attivato l'intero armamentario della politica economica. Iniezioni di liquidità, manovra sui tassi d'interesse, abbattimenti fiscali...".

Ricordo la promessa di Bush e Bernanke di distribuire dollari con gli elicotteri.

"Ma non è servito a niente. Fallimenti bancari, salvataggi bancari, il piano Paulson. Siamo arrivati al tasso d'interesse uguale a zero che, se vuole, citando ancora Marx, nel terzo libro del Capitale è un elemento di comunismo. Comunque non è solo un fatto economico ma anche politico. Il sequitur è diverso per quantità, più grande, e per qualità: un terzo ancora fiscale, due terzi spesa pubblica keynesiana, e cioè opere pubbliche, investimenti pubblici".

Ci crede che sarà un New Deal keynesiano?

"Per la verità John Maynard Keynes non c'entra molto con il New Deal. In America lo fece Roosevelt per conto suo, come Hitler e Mussolini in Europa, ma senza aver letto la "Dottrina generale". In realtà Keynes si afferma in seguito, negli anni Cinquanta e Sessanta, e il keynesismo è la risposta socialista al marxismo. La politica di Obama sembra un po' essere nella continuità con il biennio precedente, con varianti quantitative e qualitative".

Più soldi, più spesa pubblica...

"E per inciso più deficit pubblico. La continuità è una ipotesi positiva, nella quale confidiamo fortemente e che ha elevate possibilità di successo. Ipotesi positiva oggettivamente, non necessariamente risolutiva. La speranza del mondo è che sia efficace nel biennio 2009-2010. Ma all'ottimismo della volontà si deve sempre accompagnare la cautela della ragione. Nelle strategie ci dev'essere sempre una uscita di sicurezza".

Una specie di piano B?

"Il male da contrastare non sta nell'economia, ma nella finanza. E ha un nome oscuro: derivati. Non per caso nessuno osa parlarne. La massa è in continua crescita, l'importo nozionale dei derivati è ormai pari a dodici volte e mezzo il Prodotto interno lordo del pianeta. l'importo netto oscilla fra i 20 e i 40 trilioni di dollari, mentre il piano Obama, è di un trilione. Ma importo lordo o netto che sia, nei derivati è insito il cosiddetto rischio incalcolabile, non sai a vantaggio di chi o a carico di chi finirà questa enorme mole di scommesse finanziarie fini a se stesse".

C'è proprio da stare allegri.

"Questa è la causa della sfiducia che domina la finanza. Un deficit di fiducia non si cura con il deficit pubblico. La prima ipotesi prima è che nel medio andare il risanamento dell'economia reale porti con sé il risanamento dell'economia finanziaria. La seconda ipotesi è che questa asimmetria non si chiuda così. Ecco perché l'uscita di sicurezza è finanza su finanza".

Sarebbe a dire?

"L'ipotesi di soluzione è nuovissima ed anzi vecchissima. È nella Bibbia, nell'immagine del sabbatico, della segregazione del male dal bene. Salvare tutto è compito divino, non umano. I governi possono salvare le famiglie, le imprese e la parte funzionale delle banche, quella che finanzia l'economia, non la parte che si presenta come finanza fine a se stessa".

Di quella che ne facciamo?

"La formula va definita, ma passando dalla Bibbia alla finanza lo schema è quello della bad bank.

Costituire contenitori ad hoc, immetterci i derivati, eccetera, pianificare una lunghissima moratoria, modificare conseguentemente le regole contabili".

Un altro salasso per i contribuenti?

"Non servono capitali pubblici. Non ha senso utilizzare capitali pubblici per rilevare la finanza derivata a deviata, per due ragioni: perché non basterebbero e non sarebbe equo".

Ma chi, e dove dovrebbe fare la bad bank?

"Nelle giurisdizioni dove si è generato e radicato il fenomeno. Prevalentemente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma non esclusivamente. Qualcosa di simile è stato fatto in Svizzera e Svezia".

Si rende conto della difficoltà?

"So bene che non è una scelta tecnica, ma politica. E tra le scelte politiche, una scelta radicale. L'alternativa del Diavolo sarebbe quella di lanciare una "grande inflazione"".

Che cosa avrebbe di tanto diabolico questa alternativa?

"Che l'inflazione la pagano tutti, senza che si risolva nulla".

Dopo la Seconda guerra mondiale accadde una cosa del genere. E fu la premessa del boom economico in Europa.

"In un mondo diverso. Allora c'era una sola moneta, il dollaro, e non c'erano le altre, perché erano distrutte. Adesso abbiamo l'euro ed è critica l'ipotesi della grande inflazione in una parte sola del mondo. Euro e Banca centrale europea sono l'opposto dell'inflazione. Quindi non resta che l'alternativa della Bibbia. In aggiunta, gente nuova e regole nuove".

Anche per l'Italia?

"Il nostro caso è radicalmente diverso. La crisi non si è prodotta Italia su Italia. È venuta da fuori sull'Italia e per ora più in termini di economia reale, non tanto per la caduta della domanda interna, che non c'è stata, quanto per la caduta dell'export ".

Sui muri del Veneto è comparso un manifesto del Popolo della libertà. C'è scritto: "Grazie, Silvio, per aver salvato i nostri risparmi". Non è un po' prematuro?

"L'opposizione ci ha fatto una doppia accusa: non siete intervenuti sulle banche come altri in Europa invece hanno fatto, e avete dato i soldi alle banche. Delle due l'una. In realtà Berlusconi non ha garantito le banche, ma il risparmio. E con il decreto anticrisi ha finanziato le imprese. In base alle informazioni che riceviamo dalla Banca d'Italia e dal mondo bancario, la posizione delle banche italiane è migliore di quella delle banche estere ".

Una buona notizia. Ma siamo sicuri che importi tanto a chi non arriva alla fine del mese?

"La crisi c'è ed è grave. Avendo scritto nel nostro programma elettorale già nel marzo 2008 "la crisi arriva e si aggrava", lo sappiamo bene. Ogni Paese ha le sue particolarità. L'Italia ha forza nella sua struttura sociale e produttiva, estesa dalle famiglie alle imprese, e debolezza nei conti pubblici, con il terzo debito pubblico del mondo. Il governo ha fatto la finanziaria a luglio e l'ha stabilizzata su tre anni prima che arrivasse la crisi. Senza sarebbe stato un disastro".

Anche così le prospettive non sono molto rosee. Per la Banca d'Italia il Pil potrebbe calare quest'anno del 2%.

"Il bilancio pubblico ha garantito e garantisce i fondamentali, dalla sanità, alle pensioni, alla scuola, alla sicurezza. Servizi pubblici continui e struttura sociale solida fanno dell'Italia un Paese socialmente saldo. In Italia non c'è solo un consenso politico verso un governo forte, ma anche un diffuso e generale consenso sociale. Questo insieme è valorizzato positivamente quando si fa il rating del-l'Italia che non per caso viene confermato, considerando l'alto debito pubblico ma anche il basso debito privato e la complessiva vitalità del sistema produttivo".

Davvero questo le sembra un Paese tranquillo e dove regna il consenso sociale? Negli ultimi mesi scioperi e manifestazioni di piazza erano all'ordine del giorno.

"La chimera del conflitto sociale può essere agitata, ma credo inutilmente. Non c'è da attendersi una rivolta dell'"esercito industriale", soprattutto perché interno al blocco sociale delle partite Iva, dove imprenditori e lavoratori vivono insieme. Non una rivolta dell'esercito dei lavoratori dipendenti privati e pubblici, ben consapevole della fortuna di conservare il lavoro, e sostenuto dal crescente potere d'acquisto perché i prezzi stanno scendendo...".

Ma la rivolta dei precari, quella sì.

"Più che rivolta, sofferenza. Ed è su questa area, proprio per evitare il conflitto, che siamo concentrando tutte le forze, potenziando gli strumenti di protezione sociale. La settimana prossima inizieremo incontri costruiti nella logica dell'economia sociale di mercato. Non faremo tutto il desiderabile ma tutto il possibile, e stiamo lavorando in squadra Claudio Scajola, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Raffaele Fitto ed io".

L'opposizione dice che finora non avete fatto abbastanza per rilanciare l'economia e sostenere le famiglie.

"Alessandro Manzoni diceva: "Anche nelle maggiori strettezze, i denari del pubblico si trovano sempre per impiegarli a sproposito". E Carlo Azeglio Ciampi ha detto: "Per fortuna si è resistito alle sirene che spingevano per bruciare le esigue risorse disponibili in un generico aiuto ai consumi". I numeri sono questi: 16 miliardi per la tenuta del tessuto sociale e imprenditoriale, 16 miliardi per le infrastrutture e presto altri 8 miliardi aggiuntivi per gli ammortizzatori sociali. Con il prossimo Cipe arriveranno ulteriori e maggiori finanziamenti. Non solo. La nuova norma sui distretti industriali, lo sblocco delle procedure burocratiche sui lavori pubblici...".

Ma c'è chi si è lamentato perché la sua social card era scarica.

"La carta acquisti e il bonus che pensionati e lavoratori troveranno in busta paga tra febbraio e marzo sono strumenti addizionali, non sostitutivi. La carta acquisti è in experimentum in molti Paesi dell'Occidente. Abbiamo avuto difficoltà procedurali. Ma mezzo milione di carte in un mese, senza avere una banca dati, è poco? Mentre parliamo la distribuzione continua ed è in continua crescita. Normalmente le crisi generali sono crisi sociali e le crisi sociali sono causate da tagli sociali. Che non ci sono stati".

Che cosa la preoccupa maggiormente?

"Il Nord e il Centro hanno 38 milioni di abitanti e sono fra le aree più ricche d'Europa. Se fosse vero che in Italia non ci sono ricerca, produttività, istruzione, non sarebbe così. Il dramma dell'Italia è nel Sud, l'unica area europea che non ha una sua banca, ma soprattutto che vive un deficit sociale e culturale generale. E questa è una grande responsabilità della politica. Non c'è futuro per l'Italia se non c'è futuro per il Sud. Ed è questa la missione che sento più profondamente".

Sergio Rizzo

18 gennaio 200

 

 

 

 

 

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